Sei ore a settimana, 48 settimane l’anno, turni di almeno tre ore. L’accordo di giugno ha scritto le regole. Ma la partita vera si gioca ora, nelle aziende e nelle Regioni.


Il quadro in due righe

Con l’ipotesi di ACN firmata il 23 giugno 2026 da SISAC, FIMMG e FMT, la presenza del medico di medicina generale nelle Case della Comunità smette di essere un’ipotesi teorica e diventa materia contrattuale. Non è un dettaglio: fino a pochi mesi fa la stessa questione rischiava di essere risolta per decreto, fuori dalla contrattazione. Il fatto che oggi se ne discuta in un ACN — e non in un articolo di legge — è il primo risultato da mettere a verbale.

Vale la pena ricordare la sequenza, perché racconta quanto sia stato stretto il passaggio:

  • 16 giugno – il Comitato di settore Regioni-Sanità approva l’atto di indirizzo, limitato alla presenza dei MMG nelle Case della Comunità
  • 22 giugno – convocazione del tavolo negoziale
  • 23 giugno – firma dell’ipotesi di ACN per l’attuazione dell’investimento 1.1 del PNRR, Missione 6 Salute
  • 26 giugno – parere favorevole in una riunione straordinaria della Conferenza Stato-Regioni

SMI e SNAMI non hanno firmato.

Cosa prevede l’accordo, in concreto

Il testo modifica l’ACN del 15 gennaio 2026 e interviene su due punti.

Sull’articolo 1 viene inserito un comma nuovo: i medici del ruolo unico di assistenza primaria operano all’interno delle Case della Comunità secondo gli standard del DM 77/2022. Sull’articolo 43, tra i compiti del medico entra lo svolgimento delle ore previste presso la sede della Casa della Comunità.

Le condizioni operative:

Impegno fino a 6 ore settimanali
Durata 48 settimane l’anno
Turni almeno 3 ore continuative
Giorni e fascia oraria feriali, tra le 8 e le 20
Compenso 38,72 euro l’ora

Due precisazioni che non vanno perse nella lettura veloce. La prima: l’impegno è fino a sei ore, nella misura utile a garantire la funzionalità della struttura e comunque secondo quanto previsto dagli atti di programmazione regionali e aziendali, nei limiti delle risorse individuate. Non è quindi un monte ore uniforme calato dall’alto su tutti: dipende da come ciascuna Azienda definisce i fabbisogni. La seconda: deve essere garantita la presenza di almeno un medico in ogni Casa della Comunità.

Cosa è rimasto fuori

L’ipotesi di dipendenza volontaria, che aveva acceso il confronto per tutta la primavera, è stata accantonata. Il rapporto fiduciario medico-paziente resta l’architrave del sistema. Chi ha seguito la vicenda della riforma dell’assistenza primaria sa quanto questo punto fosse tutt’altro che scontato ancora a maggio.

Insieme a questo, la parte pubblica si è impegnata su un secondo fronte che ci riguarda direttamente: l’atto di indirizzo per l’ACN 2025-2027 entro il 30 settembre 2026, con l’obiettivo dichiarato di chiudere il rinnovo entro fine anno. Per la categoria significa aumenti e arretrati del triennio. È una scadenza che manca poche settimane: teniamola d’occhio.

I nodi che restano aperti

I massimalisti. L’accordo non ha perfezionato le condizioni di partecipazione per chi assiste 1.500 pazienti o più. È il rilievo sollevato in più territori e va sciolto, perché riguarda una quota molto rilevante di colleghi.

Le strutture. A fine 2025 risultavano attive con almeno un servizio circa 781 Case della Comunità, a fronte di quasi 1.715 programmate. E il problema non è solo di numeri: molte funzionano a regime ridotto.

Il personale. Il tema non riguarda soltanto i medici di famiglia. Nelle Case della Comunità mancano migliaia di professionisti — infermieri, specialisti, personale amministrativo. Un modello che assegna al MMG un debito orario in una struttura priva dell’équipe che dovrebbe affiancarlo non produce presa in carico: produce un ambulatorio decentrato e un’ora di lavoro sottratta allo studio.

Il tempo. Le sei ore non nascono dal nulla. Vanno sottratte da qualche parte, e in assenza di una riorganizzazione seria dello studio finiscono per erodere proprio il tempo di relazione con l’assistito.

Le Linee di indirizzo Agenas: il lavoro in équipe diventa la regola

Il 28 luglio 2026 Agenas ha pubblicato le Linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità, dopo una consultazione pubblica che ha raccolto oltre 760 tra commenti e proposte.

Il documento distingue un’équipe di base — medico di assistenza primaria o pediatra di libera scelta, infermiere, assistente sociale, personale amministrativo di supporto — e un’équipe allargata, modulabile sui bisogni della popolazione. La composizione è definita “a geometria variabile”.

Attenzione a un passaggio che ci interessa: le indicazioni non hanno valore cogente. Sono un indirizzo che Regioni e Aziende potranno adattare ai propri contesti. Tradotto: sarà nelle sedi regionali e aziendali che si deciderà quanto quel modello somiglia a un lavoro di squadra reale e quanto invece resta sulla carta.

E la diagnostica di primo livello?

Una nota di prospettiva. Con l’intesa Stato-Regioni del 23 luglio sono stati sbloccati 235,8 milioni di euro per l’acquisto di apparecchiature sanitarie. Ogni Regione potrà destinare al massimo il 50% della propria quota alle Case della Comunità hub e spoke: la parte restante va agli studi dei medici di medicina generale, dei pediatri di libera scelta e alle aggregazioni della medicina di gruppo, con attenzione particolare ad aree interne, rurali, piccole isole e periferie urbane.

È un principio da presidiare. Le risorse per la diagnostica restano nell’ambito della medicina generale e vanno distribuite in tutti i suoi setting: la Casa della Comunità non è l’unico luogo dove si fa assistenza territoriale.

Nel Vibonese

Il territorio vibonese si è mosso in anticipo rispetto a molte altre realtà. Il 28 giugno 2026 l’ASP di Vibo Valentia ha siglato con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta l’accordo che definisce le modalità di svolgimento dell’attività professionale nelle nuove strutture. L’ASP lo ha presentato come il risultato di un confronto con le rappresentanze della medicina convenzionata.

Le strutture. Le cinque Case della Comunità previste — Nicotera, Filadelfia, Mileto, Soriano e Serra San Bruno — risultano operative, con una prima dotazione di personale e con l’avvio dei turni di medici di medicina generale, pediatri, specialisti ambulatoriali e infermieri. A queste si aggiunge una sesta struttura a Vibo Valentia (Moderata Durant), definita dal commissario straordinario dell’ASP, Angelo Vittorio Sestito, come “sperimentale” e finalizzata a ottimizzare l’integrazione tra Casa della Comunità e ospedale.

Sul piano regionale, il direttore generale del Dipartimento Salute Ernesto Esposito ha dichiarato a inizio luglio che la Calabria ha rispettato le scadenze PNRR e che l’accordo con MMG e pediatri è stato siglato.

Il rovescio della medaglia. Le formule “già operative” e “prima dotazione di personale” non coincidono. Una struttura può essere attivata ai fini degli adempimenti PNRR e restare, nei fatti, molto lontana dall’équipe multiprofessionale descritta dalle Linee Agenas. È esattamente qui che il presidio sindacale serve: verificare, Casa per Casa, quali figure sono effettivamente in servizio e con quale continuità.

Il problema di fondo resta il numero dei medici. Il segretario regionale FIMMG Calabria, Rosalbino Cerra, ha stimato che nei prossimi cinque anni circa 423 medici di famiglia andranno in pensione in regione, senza un numero sufficiente di medici formati per sostituirli, e ha chiesto un aumento delle borse di studio in medicina generale. È un dato che pesa direttamente sulle sei ore: caricare un debito orario aggiuntivo su una categoria che si sta assottigliando, senza intervenire sul ricambio, significa spostare il problema di qualche mese.

L’AIR. L’Accordo Integrativo Regionale della medicina generale — che ha sostituito quello fermo al 2018 — prevede anche l’apertura delle sedi AFT dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 12. È il documento su cui verificare come si incastrano AFT, Case della Comunità e attività di studio, e su cui costruire la richiesta di integrazione con la diagnostica di primo livello.

Cosa fare, adesso

Il testo nazionale è scritto. Quello che decide se le sei ore diventano un’opportunità o un peso si scrive nelle Regioni e nelle Aziende. Alcune cose da verificare subito nel proprio territorio:

  1. Gli atti di programmazione aziendale. Sono stati definiti i fabbisogni orari per ciascuna Casa della Comunità? Con quali criteri?
  2. La composizione dell’équipe. Quali professionisti sono effettivamente presenti nella struttura in cui saremmo chiamati a operare?
  3. La posizione dei massimalisti. Come viene gestita, in assenza di una disciplina nazionale compiuta?
  4. L’Accordo Integrativo Regionale. È il luogo dove si definiscono la diagnostica di primo livello e il riconoscimento di chi ha già investito in apparecchiature.
  5. La logistica. Distanze, sovrapposizioni con l’orario di studio, copertura nelle aree disagiate.

Portate le criticità alla sezione: servono a costruire la posizione sindacale nei tavoli regionali. Le Case della Comunità possono diventare un punto di forza dell’assistenza territoriale — a condizione che siano organizzate con i medici di famiglia, e non semplicemente intorno a un loro debito orario.


Fonti

  • Ipotesi di ACN del 23 giugno 2026 (SISAC, FIMMG, FMT) – testo e commenti su Quotidiano Sanità, 24 giugno 2026
  • Il Sole 24 Ore, “Case di comunità: cosa prevede l’accordo per i medici di famiglia e i nodi irrisolti”, 2 luglio 2026
  • Il Giornale della Previdenza, “Sei ore nelle Case di comunità, chi dovrà farle e chi ci guadagna”
  • Panorama della Sanità, “Condiviso il testo del contratto della medicina generale per le case di comunità”, 23 giugno 2026
  • Agenas, “Le équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità – Linee di indirizzo tecniche”, 28 luglio 2026
  • Intesa Conferenza Stato-Regioni del 23 luglio 2026 sul decreto apparecchiature sanitarie (235,834 mln)
  • Doctor33, “Medici di famiglia, nuove risorse per la diagnostica negli studi e sul territorio”, 24 luglio 2026

Fonti locali

  • ANSA Calabria, “Asp di Vibo Valentia, firmato l’accordo per le Case della Comunità”, 28 giugno 2026
  • Il Vibonese, “Attive le Case della comunità del Vibonese”, 1 luglio 2026
  • Il Dispaccio / Corriere della Calabria, resoconti dell’incontro sulla sanità territoriale, 1 luglio 2026
  • Quotidiano Sanità, “Calabria, pubblicato l’AIR della medicina generale” (dichiarazioni di Rosalbino Cerra, FIMMG Calabria)
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