Il 2026 si sta confermando come un anno cruciale per la medicina generale italiana. Tra nuovi accordi organizzativi, ipotesi di riforma strutturale e tensioni sindacali, il ruolo del medico di famiglia è oggi al centro di un confronto che riguarda non solo la categoria, ma l’intero assetto dell’assistenza territoriale.

L’accordo sulle Case della Comunità: un primo passo concreto

Uno dei punti più rilevanti riguarda l’intesa raggiunta sull’attività dei medici di medicina generale all’interno delle Case della Comunità. L’accordo prevede la possibilità di dedicare fino a 6 ore settimanali a queste strutture, con una remunerazione oraria definita e una collocazione organizzativa nella fascia diurna.

Si tratta di un passaggio importante, che dimostra come sia possibile integrare nuove forme di assistenza territoriale senza stravolgere l’attuale modello convenzionato. La FIMMG ha sostenuto con forza questa impostazione, ribadendo che il medico di famiglia può essere protagonista della riorganizzazione, a condizione che vengano rispettati autonomia professionale e sostenibilità del lavoro.

Restano tuttavia alcune criticità applicative, soprattutto a livello locale: dalla gestione dei turni alla reale disponibilità di personale, fino al rischio di un aumento non compensato dei carichi di lavoro.

La riforma della medicina generale: una linea di forte opposizione

Parallelamente agli accordi operativi, si è aperto un confronto molto più ampio e delicato sulla riforma della medicina generale. Le ipotesi in discussione – in particolare il possibile passaggio verso forme di dipendenza dal Servizio Sanitario Nazionale – hanno trovato una netta opposizione da parte della FIMMG.

La posizione sindacale è chiara:
la medicina generale deve rimanere una libera professione convenzionata, capace di garantire prossimità, continuità assistenziale e rapporto fiduciario con il paziente.

Non si tratta di una difesa corporativa, ma di una scelta di sistema. Il rischio evidenziato è che un modello eccessivamente burocratizzato possa ridurre l’efficacia dell’assistenza territoriale, senza risolvere i problemi reali: carenza di medici, carichi di lavoro crescenti e difficoltà organizzative.

In assenza di un confronto strutturato, la FIMMG ha già dichiarato la disponibilità a intraprendere iniziative di mobilitazione.

Il nuovo ACN e l’organizzazione del lavoro

Un altro elemento centrale riguarda l’evoluzione dell’Accordo Collettivo Nazionale. Tra le novità più discusse vi è l’introduzione di modelli organizzativi che prevedono una copertura oraria più ampia sul territorio, con possibili estensioni fino alle ore 20.

È importante sottolineare che tali meccanismi non sono pensati come obblighi uniformi, ma come strumenti flessibili, da attivare in base alle reali esigenze locali.

Anche in questo caso, il nodo principale resta l’applicazione concreta: senza un adeguato numero di medici e senza una programmazione realistica, il rischio è quello di scaricare ulteriori responsabilità sui professionisti già in attività.

Il punto di vista dei territori

Le sezioni provinciali e regionali della FIMMG stanno esprimendo in modo sempre più evidente una preoccupazione diffusa. Il timore è che decisioni calate dall’alto possano incidere profondamente sull’organizzazione del lavoro senza tenere conto delle specificità locali.

Proprio per questo, il ruolo delle realtà provinciali diventa strategico:
monitorare l’applicazione degli accordi, raccogliere le criticità e dare voce ai colleghi sul territorio.

Una sfida che riguarda tutti

Il contesto in cui si inseriscono queste trasformazioni è segnato da una crescente carenza di medici di medicina generale, pensionamenti in aumento e difficoltà nel ricambio generazionale.

In questo scenario, appare evidente che nessuna riforma potrà funzionare senza il coinvolgimento attivo dei medici di famiglia.

La posizione della FIMMG resta coerente:
disponibilità al cambiamento, ma nel rispetto della professione, della qualità dell’assistenza e della sostenibilità del sistema.

Conclusioni

Il 2026 non è solo un anno di transizione, ma un passaggio decisivo per il futuro della medicina generale.

Le scelte che verranno fatte nei prossimi mesi avranno un impatto diretto sul lavoro quotidiano dei medici e sulla qualità dell’assistenza ai cittadini.

Per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione, rafforzare il confronto a livello locale e continuare a sostenere un modello di medicina generale che ha dimostrato, nel tempo, di essere uno dei pilastri del Servizio Sanitario Nazionale.

Salta al contenuto