– Carenza di medici: oltre 5.500 “posti vacanti”
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Secondo un rapporto della Fondazione Gimbe, in Italia mancano oltre 5.500 medici di medicina generale.
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Sempre secondo lo studio: circa 7.300 medici andranno in pensione entro il 2027.
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Di conseguenza, la metà (51,7%) dei medici attivi gestisce più di 1.500 pazienti ciascuno, segno di un forte sovraccarico.
– Cambiamenti organizzativi: Case di Comunità e turni estesi
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Dal 2025 la riorganizzazione prevede che molti medici di famiglia lavorino nelle Case di Comunità, con turni potenzialmente fino a 12 ore al giorno, per garantire assistenza territoriale più accessibile.
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L’obiettivo è far nascere strutture operative che sostituiscano/affianchino la tradizionale guardia medica, con copertura continuativa (giorni feriali, festivi, notte).
– Possibile trasformazione giuridica: da liberi professionisti a dipendenti dello Servizio Sanitario Nazionale (SSN)
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È allo studio una riforma che prevede che i medici di famiglia — attuali liberi professionisti convenzionati — diventino dipendenti del SSN, come i medici ospedalieri.
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Alcuni sindacati medici e forze politiche si sono già espressi contro questa ipotesi — sostenendo che cambierebbe il rapporto fiduciario con i pazienti e la libertà organizzativa dei medici.
– Riforma regionale & “aggregazioni funzionali”: esperienze in alcune regioni
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In alcune regioni (ad esempio in Sardegna) è già stato approvato un accordo integrativo regionale che introduce le cosiddette “aggregazioni funzionali territoriali”: gruppi di medici di base coordinati, con studi condivisi, orari estesi e continuità assistenziale dalle 8 alle 20.
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Questo approccio punta a rendere più efficiente e capillare l’assistenza territoriale, soprattutto in aree che spesso soffrono di carenza di medici.