Iscriviti alla Newsletter

dicembre: 2009
L M M G V S D
« Nov   Gen »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Archivi del mese: dicembre 2009

Auguri

Normativa sulle certificazioni di malattia

La FNOMCeO: “Una proroga per l’attuazione della normativa sulle certificazioni di malattia”

Una proroga per il trasferimento all’INPS delle competenze sui certificati di malattia per i pubblici dipendenti, così come previsto dal Dl 27 ottobre 2009 n° 150 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico.
È quanto auspica la FNOMCeO in una lettera inviata oggi al Ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, al Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e al Viceministro con delega alla Salute, Ferruccio Fazio, per segnalare il forte disagio dei medici nel dare piena attuazione alla nuova normativa sulle certificazioni di malattia per i pubblici dipendenti.
Disagio che nasce, in primo luogo, dalla necessità di un chiarimento interpretativo del comma in cui si dispone che le certificazioni non possano riferirsi a “dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati”, e che non potrà non riflettersi in una seria difficoltà per i cittadini nell’ottenere i certificati di malattia.
Ecco, per opportuna divulgazione, ampi stralci della lettera.

“Da più parti, comprese alcune Pubbliche Amministrazioni dello Stato e degli Enti Locali, riceviamo richieste interpretative della norma di cui alla modifica comma 3 dell’art 55 quinquies, che dispone che le certificazioni non possano riferirsi a “dati clinici non direttamente constatati né oggettivamente documentati”. La FNOMCeO ha segnalato, già in precedenti occasioni, le proprie preoccupazioni… in ragione delle incertezze applicative che rendono ancora più iniquo e del tutto sproporzionato il regime sanzionatorio per i medici”.

Sono infatti previste, per la violazione della normativa, gravi sanzioni, che vanno dalla radiazione alla revoca di rapporto di dipendenza o convenzione con il SSN, sino al carcere. Per molte patologie (le emicranie, alcune lombalgie ecc….), però, non esistono dati clinici obiettivi, mentre altre (la cefalea, la dispepsia acuta, la colica addominale, l’insonnia in lavoratore con mansioni a rischio, ecc….) possono essersi manifestate senza aver lasciato postumi rilevabili al momento della visita.

E “alla luce della norma, non è distinguibile il caso del clamoroso “falso ideologico in atto pubblico” di una certificazione di malattia per un pubblico dipendente in vacanza ed in ottima salute – evento possibile ma eccezionale – dal caso – invece del tutto quotidiano – del lavoratore che si presenta al medico descrivendo una sintomatologia clinica verosimile e coerente con una patologia transitoria, ma al momento non più in atto. Tali evenienze possono complicarsi laddove il fatto si è verificato, ad esempio per i turnisti, in un prefestivo o festivo, ovvero in una situazione di indisponibilità di un medico certificatore”.

In tutti questi casi, il risultato, all’atto pratico, sarà uno solo: il medico si troverà nell’impossibilità di fornire il certificato al suo paziente.
Ma c’è un altro possibile “effetto collaterale” della legge: “Sul piano più generale è inoltre opportuno sottolineare come, senza ulteriori chiarimenti, l’applicazione della norma possa tradursi verso i professionisti in una forte sollecitazione ad autotutelarsi con prescrizioni di consulenze ed indagini inappropriate, in altre parole mettendo in campo costosi ed inutili comportamenti difensivi”.

Tutte queste problematiche potrebbero essere al momento “eluse”, in quanto, non vigendo l’obbligo di riportare la diagnosi sul certificato, non viene effettuata una valutazione dei contenuti.
Ma “con il previsto passaggio delle competenze all’INPS, la certificazione, sia essa telematica o cartacea, dovrà essere inviata corredata della relativa diagnosi all’Istituto Assicuratore e sottoposta a formale valutazione di merito”.

La FNOMCeO è pienamente disponibile a collaborare per un chiarimento della complessa situazione ed evitare gravi disagi agli assistiti, disservizi amministrativi ed eventuali comportamenti opportunistici da parte dei medici.
E, “in attesa di una puntuale ed efficace regolamentazione applicativa della materia – che si chiede avvenga per gli aspetti tecnico-professionali e deontologici con il pieno coinvolgimento dell’Ente – si sollecita una proroga per l’attuazione del trasferimento delle competenze all’INPS”.

Lettera di Giacomo Milillo agli iscritti FIMMG

Il Segretario Generale Nazionale

Il Segretario Generale Nazionale

Pubblichiamo la lettera del Segretario Generale Nazionale, Giacomo Milillo, redatta in seguito all’accordo tra il Governo e le Regioni sul Patto per la Salute per il triennio 2010-2012

Leggi la lettera di Milillo agli iscritti FIMMG

FIMMG Vibo NEWS del 30/11/2009

FIMMG Vibo NEWS del 30/11/2009

a cura del Dott. Giuseppe Borello

Simg, H1N1 cala ma ora attenti a stagionale

La pandemia è in calo. Gli italiani colpiti dal virus H1N1 nell’ultima settimana, infatti, sono stati 682.000, rispetto agli oltre 750.000 della precedente rilevazione. Ora siamo di fronte alla seconda ondata pandemica, che terminerà a fine dicembre e farà registrare in totale 6 milioni di casi. I dati arrivano dai medici di famiglia della Società di medicina generale, riuniti a Firenze per il loro congresso annuale e che avvertono: a fine anno comincerà l’influenza stagionale che, prevedibilmente, colpirà altri due milioni di persone. Con un totale di 8 milioni di casi. Dunque la stagione influenzale si preannuncia come la più aggressiva degli ultimi 10 anni.

Ma i medici della Simg sottolineano che siamo pronti per affrontare anche l’emergenza della stagionale. “Il sistema ha retto bene”, dicono. “L’influenza suina non ha mai rappresentato un problema sanitario per il nostro Paese – spiega Claudio Cricelli, presidente Simg – ma solo una sfida per l’organizzazione del sistema. Non si è determinata alcuna emergenza assistenziale. Abbiamo affrontato le criticità legate all’arrivo della pandemia grazie alla collaborazione tra le diverse Istituzioni sanitarie. È la dimostrazione che il sistema funziona e ciò potrà essere un insegnamento per il futuro”. “La prevenzione col vaccino rimane la vera arma vincente”, afferma Pietro Crovari, professore ordinario di Igiene generale e applicata dell’Università di Genova. “Anche se i casi stanno diminuendo – continua – è importante proseguire la campagna vaccinale e non abbassare la guardia”. Per quanto riguarda il virus stagionale, spiegano gli esperti, questo ha una capacità diffusiva inferiore rispetto a quello pandemico, estremamente contagioso. Solo il 25% dei casi infatti secondo le stime sarà attribuibile all’influenza stagionale. Queste percentuali possono essere ricavate dall’andamento dell’infezione nell’emisfero australe, dove il picco pandemico si è concluso la scorsa estate. I medici di famiglia mettono in guardia contro gli allarmismi. I professionisti iscritti alla Simg hanno risposto concretamente all’ondata di panico, dando per primi l’esempio sul fronte della vaccinazione: 7 su 10 si sono vaccinati contro l’influenza A/H1N1. Un vero e proprio record, se si pensa che nelle precedenti stagioni influenzali solo il 40% degli operatori della sanità si è sottoposto a misure preventive.

Crovari, H1N1 può ‘cancellare’ influenza stagionale

Firenze, 27 nov. (Adnkronos Salute) – L’influenza stagionale potrebbe essere ‘cancellata’, o meglio molto attenuata, dalla presenza del virus pandemico H1N1 che è dominate. Il rischio di trovarsi a fronteggiare due influenze insieme, dunque, è remoto. Ne è convinto Pietro Crovari docente di Igiene all’università di Genova, che oggi ha parlato di influenza al congresso nazionale della Società italiana di medicina generale (Simg), in corso a Firenze. “Non vedo probabile una doppia influenza concomitante – spiega Crovari all’ADNKRONOS SALUTE – Di solito, infatti, c’è un virus dominate. Negli Usa, dove c’è già stato il picco influenzale come lo abbiamo avuto noi in queste settimane, praticamente gli altri virus sono stati marginali. I bollettini settimanali dei Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) hanno indicato che nel 99% dei tamponi prelevati ai malati ed esaminati c’era l’A/H1N1. Negli altri, lo 0,3%, c’erano virus di tipo B. Altri virus A, in pratica non esistono”. In questo momento, dunque, “il virus pandemico ha soppiantato tutti gli altri: è il protagonista indiscusso della stagione. E questo rientra nella ‘tradizione’: addirittura quando nel 1957 c’è stata l’H2N2, l’asiatica, l’H1N1 stagionale è sparito dalla scena epidemiologica”, conclude Crovari.

 

Tecnologia, futuro «proibito» per il medico di famiglia

Termometri a raggi infrarossi, ecografi portatili, elettrocardiografi privi di elettrodi e che si tengono in mano, radiografie digitali che possono essere inviate via mail e stetoscopi che trasmettono i risultati grazie a Bluetooth. La tecnologia bussa alla porta dell’ambulatorio del medico di famiglia. Le innovazioni tecnologiche per il campo medico sul mercato sono tante, e ben presto potrebbero dare un contributo decisivo nella sanità pubblica, sgravando i pronto soccorso dall’assalto di legioni di pazienti ansiosi.

Lo scorso luglio era stato proprio il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ad esortare i camici bianchi d’Italia a dotarsi di «un minimo di tecnologia diagnostica per limitare il ricorso a ospedale e pronto soccorsi». Ma se ormai nel 98,5% degli studi medici italiani è presente almeno un terminale e nove medici su dieci conservano nel pc i dati dei pazienti, meno omogenea è la distribuzione degli ausili tecnologici diversi dal computer, come apparecchi per le ecografie o per le diagnosi di cardiologia avanzata, test enzimatici o spirometri.

«Il guaio è che il medico di famiglia non ha un budget dedicato alla strumentazione – fa notare Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) – In Italia non esistono incentivi per l’innovazione tecnologica. Se un medico decide di acquistare un ecografo portatile, lo fa pesando sul proprio bilancio. Ma il medico di famiglia è comunque destinato a rendere il suo laboratorio quasi un piccolo ospedale, nel prossimo futuro».